Da circa
vent’anni, il Friuli si è creato l’invidiabile reputazione
di essere la regione italiana di maggior prestigio nella produzione
di vini bianchi. Oggi, anche se quest’affermazione appare ampiamente
giustificata, le colline a ridosso del confine sloveno (Collio e Colli
Orientali del Friuli) hanno dimostrato di avere una vocazione altrettanto
meritata per la produzione di rossi di qualità, in grado di invecchiare
ammirevolmente. In particolar modo, i comuni di Buttrio, Cividale e
Manzano, nei Colli Orientali, hanno ampi vigneti votati alla coltivazione
di vitigni a bacca nera, sia d’importazione, quali merlot, cabernet
sauvignon e cabernet franc, sia autoctoni come il refosco dal peduncolo
rosso o i più rari pignolo, tazzelenghe e schioppettino. In questa
realtà, dove la grande maggioranza delle cantine ha sempre prodotto
rossi leggeri e beverini, l’avvento dell’azienda Miani,
insieme ad altre della stessa caratura, ha cambiato le carte in tavola:
il Friuli si candida a diventare anche una terra di grandi rossi. Enzo
Pontoni ha aperto nuove strade che ai più potevano apparire difficili,
se non addirittura impercorribili. Infatti, Enzo si può tranquillamente
definire un integralista della vigna; i suoi vigneti sono tenuti a stecchetto,
al limite della sofferenza, le potature invernali severissime vengono
eventualmente integrate da vendemmie verdi, le rese sono così
basse da considerarsi antieconomiche, i ceppi difficilmente arrivano
a produrre più di mezzo chilo l’uno. La passione che quest’uomo
nutre per le sue vigne, per tanti altri rasenta la follia, ma questo
è l’unico sistema per ottenere vini in grado di competere
con i più blasonati cru del mondo. La sua cantina non ha niente
di straordinario, i locali di vinificazione sono semplici, dotati delle
sole attrezzature indispensabili, le vasche di fermentazione non hanno
il controllo della temperatura.
L’annata 1996 del COF Rosso è stata prodotta con un assemblaggio
di merlot, cabernet franc e sauvignon, con piccole aggiunte di tazzelenghe,
la malolattica è avvenuta in barrique nuove dove l’affinamento
si è protratto per 24 mesi. Si presenta ancora con una bella
e intensa tonalità rubino, che non ha perso nulla della sua giovanile
brillantezza. All’olfatto offre un’aristocratica complessità
e una raffinata eleganza, che gli permette di reggere il paragone con
i più nobili e storici terroir di Bordeaux, pur conservando un
forte carattere friulano. Conserva netti profumi di frutti di bosco,
arricchiti da sentori di viola e mentolo, con ricordi di grafite e goudron
ad aggiungere quel tocco di classe. Al palato, a dispetto della sua
struttura, entra leggero quasi aereo, ma presto questa sensazione prende
peso, diventa cremosa e riempie il cavo orale con la sua fitta trama
tannica, prima di chiudere in bellezza per merito della sua armonia
che lascia una lunga traccia finale.
